Dalla  Rivista “La Pesca -Mosca e Spinning”- n.1  Febbraio 2013

"A chi strapperebbe il permesso?"

Avete presente quando anni fa in distanza si vedeva alzarsi la paletta dei carabinieri o della stradale che ci intimava di accostare?
- “Patente e libretto! “…Momenti di suspence e batticuore… -“Lei è in contravvenzione per eccesso di velocità!”
Allora uno scendeva di macchina e aveva luogo una discussione lunga quanto patetica :
- “Ma no, andavo solo a 50, lo giuro…” eccetera, eccetera, tirando in ballo le argomentazioni o le scuse più invereconde.
Tutti innocenti, tutti bugiardi…
A volte la si sgamellava, più per l’accondiscendenza di un animo in divisa che per la nostra loquela, ma nel cambiare dalla prima alla seconda (non prima, per non essere visti) con un sorrisetto ci compiacevamo di noi stessi per avergliela fatta in barba.
Oggi hanno l’Autovelox e non possiamo infinocchiare più nessuno.

Giorni fa un mio amico, dopo aver letto sul mio sito, un mio recente sproloquio su un certo modo di interpretare la pesca con la mosca, mi raccontò un buffo episodio  capitatogli molti anni fa quando ancora non pescava a mosca, ma alla passata.

Sentendo e leggendo di eccezionali pescate in alcuni fiumi della Jugoslavia pensò di recarvisi, ma sapendo che era consentita solo la pesca con le mosche, prima di partire si procurò una manciata di questi artificiali (non ha saputo riferirmi se fossero secche, sommerse o ninfe).
Una volta sul fiume montò la canna, fissò il nylon con su il galleggiante, calibrò la piombatura a scalare e in cima al filo legò una di queste mosche. E cominciò a pescare e a prendere  belle trote.

Come fu avvicinato dal “guardia”  per il controllo, questi per prima cosa gli strappò il permesso, poi gli elevò una multa salata e strattonandogliela di mano intendeva  anche sequestrargli l’attrezzatura. Il mio amico capì allora che gli veniva contestato il fatto di “non pescare a mosca”: un reato.
A nulla valsero le sue convulse argomentazioni, il fargli vedere la scatola con le varie mosche,  l’evidenza del fatto che in cima alla lenza non ci fosse un verme, ma una mosca: il guardia non la intese e il dialogo fra sordi a causa della lingua  cirillica non portava a nulla. Anzi, si stava facendo pericoloso.
Resosi conto di essere stato colto in flagranza, e che in quel paese non si andava tanto per il sottile, grazie a un rapido calcolo mentale, si rese conto che la salata multa in dinari in pratica corrispondeva  solo a poche lire.
Per tagliare la testa al toro mise in atto la furbata e allungò al guardia una banconota corrispondente a un valore  molto superiore -ma sempre modesto- rispetto al cambio e, dato che il guardia come supposto non aveva il resto, con gesto magnanimo gli fece cenno che non importava.
Dovette smettere di pescare, ma salvò l’attrezzatura.
L’inverno successivo si iscrisse al corso.

Mentre sorridevamo per l’assurdità della situazione, rifacendo un giro di grappa  aggiunse:
- “Sai Roberto, dietro ogni definizione c’è sempre una interpretazione:  te pensa ai modi differenti di intendere o definire la pesca nel presentare una mosca a un pesce.
C’è la frusta, la valsesiana, la camolera, il buldo, la nostra pesca con la mosca con la coda di topo “all’inglese” con le sue varianti di secca, sommersa, ninfa, streamer, e poi quella senza coda con il solo nylon, il temolino, il tankara, la ballerina, la czech nymph….”
Poi diventando serio, come trafitto da un dubbio aggiunse:
- “Chissà se quel guardia sarà ancora in servizio, e casomai, oggi a chi strapperebbe il permesso?!”


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