Marzo 2018

"Hanno ragione anche loro..."

Alcuni Pescatori a mosca contestano gli anziani nostalgici della tecnica classica di pesca a mosca, di certi fiumi, o ambienti, pesci, schiuse, o concetti che hanno fatto crescere la pesca a mosca, ma che sembrano sempre più rarefatti e sovente ci additano con una sfumatura di rimprovero o commiserazione: dicono che non stiamo al passo con i tempi. Di solito si tratta di giovani rampanti, adepti del tutto e subito, ma devo ammettere che in fondo, anche loro hanno qualche ragione.
Ci lamentiamo delle condizioni dei fiumi e della carenza di pesci nelle acque libere, del proliferare delle riserve, delle pesche all'estero, dell'esasperazione nella PaM fatta di eccessi anche futili, canne di tutti i tipi, lanci della madonna, fili, piombi, aggeggi, mosche d'arte moderna, clan talvolta un po’ esclusivi in un universo spesso autoreferenziale. A volte siamo più attenti al "fuori" che al "dentro".
Ci lagniamo perché la pesca a mosca di oggi è relegata quasi esclusivamente in riserva, o in laghetto, a meno che non si abbia spirito di avventura e predisposizione alla fatica (e gambe) per risalire un torrente e molto distante da dove abbiamo parcheggiato la macchina. Oppure soldi e tempo per approdare in lidi lontani, più o meno incontaminati, dove possiamo esaltare le nostre capacità e ritrovare la pesca a mosca autentica su pesci veri.
Le acque libere del piano, le più accessibili, a meno di non chiudere gli occhi e tapparsi  il naso, per lo più sono diventate "improponibili" per molti motivi, purtroppo.
Anche mezzo secolo fa certi fiumi erano improponibili, per  l'incuria, l'inquinamento o  la massa di immondizie e plasticacce che, trasportate dalle piene,  giacevano abbandonate sulle rive.
Poi la lusinga dei fiumi sloveni: la prima volta avevo vent'anni.
Anziché  insistere nel lottare invano contro FIPSAS, Comuni sordi, Sindaci ciechi, Provincie lottizzate, amministratori disinteressati o incapaci, ogni tanto  ci  stordivamo  di Sava, Idrica, Soca ecc. 
Anche noi siamo emigrati, per trovare appagamento in una pesca pulita in ambienti puliti e di certo il nostro impegno di allora con le "istituzioni" non è stato sufficiente, né  a quanto pare convincente. Forse, in anticipo sui tempi, ci confrontavamo con certe mentalità di opportunismo spicciolo: troppo grandi quei mulini a vento dai muri di gomma, pochi e sparpagliati noi  PaM e con scarso spirito di corpo. Salvo eccezioni, noi Xantenni in parte abbiamo fallito, tanto che in sintesi, nella situazione attuale anche la pratica del No-kill  che ci "assolve moralmente" pare  un illusorio palliativo. Ma come si dice: meglio di niente …
Nei molti anni di attività abbiamo cercato di fare proselitismo, con la convinzione che il fascino e l'essenza della pesca a mosca avrebbe contribuito a creare  pescatori  e uomini migliori nel  rispetto per  l'ambiente e per  la pesca in generale. E per fortuna oggi ce ne sono tantissimi: con loro la pesca a mosca è in buone mani. Peccato per coloro che ancora, senza tante sottigliezze, persistendo in  un atteggiamento distaccato, basta che i pesci respirino e abbocchino a iosa,…. tanto fanno no-kill…!
Forse li abbiamo trascurati? Ma è anche vero che le mentalità sono andate modificandosi e pare che sovente fra mettere una mosca in acqua o twittare  non ci sia molta differenza.
Però, dopo tutti questi anni di entusiasmo, con i "nuovi" mi sento a disagio e in imbarazzo.  Probabilmente anche se in buona fede, se non come singoli, abbiamo delle responsabilità per certi fallimenti evidenti e dunque hanno ragione anche loro. Non siamo stati sufficientemente capaci?
Oggi, in Toscana, o zone limitrofe, dove potrei indirizzare un giovane principiante per pescare a mosca  convenientemente?
I libri, i filmati, le riviste enfatizzano ambienti favolosi e acque incontaminate, pesci selvaggi che invogliano, ma poi, guardandosi attorno cascano le braccia. C'è qualche riserva - con dentro dei pesci per giocare- ma le acque sono quello che sono e troppo poche per la "domanda". Comunque sempre chilometri da percorrere, permessi da pagare, tessere da sottoscrivere, pesci  farlocchi che durano poche settimane, orari di dighe da controllare, colleghi invadenti, talvolta vissuti come antagonisti e con la preoccupazione che qualcuno possa aprirti l'auto che hai lasciato incustodita.
Nelle acque libere o non c'è quasi più acqua, o non sarà mai chiara, o non c'è pesce, o ce ne sono di  strani, o cormorani, bracconieri, sversamenti  industriali, o inquinanti agricoli, acque che vanno su e giù o che cambiano colore, rosso, viola , lillino ecc .
Pur in perfetta buona fede, con il mito di una pesca "nobile" questi nuovi PaM li abbiamo inconsapevolmente  illusi e per certi versi ingannati?
Hanno ragione anche loro. 
Oggi hanno a disposizione mille modelli di canne, di code, migliaia di mosche, abbigliamento tecnologico, ma raramente un ambiente vero, naturale, ricco e liberamente accessibile. La nostra modernità ci ha contaminato: da beneficiari del fiume ci ha trasformato in clienti. Abbiamo prospettato i giardini dell'Eden e se va bene si ritrovano esiliati in una riserva a pagamento o rinchiusi in un la-ghetto
Qualche ragione ce l'hanno anche loro.
Anziché insistere nel  promuovere con puntualità e puntiglio l'essenza della pesca a mosca nel suo complesso, con il miraggio della specializzazione, forse abbiamo enfatizzato troppo la tecnica -spesso anche a  pagamento- o dato importanza eccessiva alle canne da vendere  e comprare più che al fiume,  canne  dai mille piedi e cento azioni e code di tutti i tipi, per i lanci in su, in qua e oltre il là. 
Probabilmente si è insistito oltre modo sugli  infiniti dressing delle mosche artificiali anziché sulle problematiche delle acque dove invece gli insetti vanno scemando rapidamente, o siamo stati carenti sull'educazione delle nuove leve che, in parte abbandonate a sé stesse o a internet,  con il miraggio delle tante  catture che ancora pare sanciscano il livello di bravura,  si sono arrangiate alla meno peggio: basta sappiano che canna comprare e via… e anche quella è pesca a mosca. 
E che dire dei pesci? Quelli ci devono essere e basta immetterli a cadenze regolari, da porzione, per rimpinguare "lo scaffale". Come sono, se rimarranno in acqua o si riprodurranno è marginale.
Risultato è che un pescatore al tocco che in molti dileggiano può essere molto più sportivo e rispettabile di qualche collega pseudo-pam. Parere personale.
Probabilmente in quanto ad acque i colleghi  di altre zone sono messi un po’ meglio, ma i regolamenti  tutti diversi, i tesserini, i bacini, i permessi  regionali, i libretti segna-catture, la licenza governativa, la tessera dell'Associazione, o della Federazione creano ulteriori balzelli e ostacoli discriminanti.
Per andare a pescare devo  assoggettarmi a telefonate, prenotazioni, bonifici bancari, caparre, e-mail,  o liste di attesa come alla ASL; ogni anno  dovrei  procurarmi  una collezione  di permessi e tesserini da restituire per evitate una multa.  E dire che sono nato in un paese "liberato" che ora ci tartassa di burocrazia, divieti, concessioni, regolamenti, confini, eccezioni, ecc. partoriti, pare, da buone intenzioni di tutela del bene "pubblico".
Di tutto questo ora mi sono veramente scocciato.
La pesca è, era, dovrebbe essere sinonimo di libertà, voglia/bisogno di natura e di fiume, aria ed acqua pulite e dovremmo  poter andare a pesca quando possiamo o ne abbiamo bisogno, nel rispetto delle norme essenziali, ma  senza il commercialista  o l'avvocato che studi e interpreti  i mille  regolamenti  contorti.  Ogni valle ha il suo: qui una misura, là un'altra, lì un vincolo, là è proibito il no-kill, o l'uso del  guadino, laggiù è  " Bandita dalla confluenza col Rio… al terrapieno di…" (nomi sconosciuti ai più),  qua si pesca a giorni alterni, o il giovedì  e la domenica come le colf, o a numero chiuso, mentre altrove  le trote  si possono pescare  anche in periodo di divieto invernale, ecc.
Abbiamo fatto  l'Europa unita, abbattuto muri e frontiere e noi ne abbiamo inventate  a bizzeffe. Basta superare un valico e qui ci pesco io, no tu no;  per due  pesci, abbiamo creato normative differenti di valle in valle, con burocrazie e norme maccheroniche. Si pensa forse che questi regolamenti  ostacolino un bracconiere o tutelino il fiume, o fermino i cormorani, o ci rendano pescatori  evoluti? C'è qualcosa che non mi torna: recinti  e vincoli che mi vanno stretti, se non per principio, sicuramente di fatto.
Amici, guardiamoci un po’attorno e traiamone le debite considerazioni.
Classificando e frazionando le acque in riserve, concessioni o tratti esclusivi, implicitamente pare si cataloghino, o discrimino, oltre che i cittadini,  anche i pescatori  in cattivi, mediocri, buoni, eccellenti (questi  ovviamente siamo noi PaM) poveracci, ricchi o benestanti, rivieraschi o immigrati.  Da qui contrasti, invidie, pubblicità, interessi da salvaguardare, pesci da accaparrarsi, prestigio, voti, privilegi, compromessi, bracconaggio ecc. Il tutto sulla pelle dei fiumi e perché no, di noi tutti. Uno spettacolo mortificante.
A quanto ne so i nostri nonni volevano un'Italia unita, non  altri  feudi soggetti ai signori del luogo e per questo molti figli di mamma ci hanno lasciato la buccia e degli ideali. Erano forse dei beoti?
Più crescono certe regole, più è caos, antagonismo, divisione, contrasti.  Basterebbe che ciascuno fosse l'onesto "sorvegliante" di sé stesso e salvo poche norme  e fondamentali principi di rispetto e tutela, non ci sarebbe necessità di altro. Perché i pesci, come gli uomini, sono tutti uguali a prescindere dalla valle o dal fiume in cui sono nati o nuotano e come noi necessitano delle medesime tutele, diritti e rispetto.  I pesci, come noi, sono esseri del creato e devono poter beneficiare delle condizioni di vita, riproduzione naturale e crescita in acque idonee e ad essi congeniali. Se poi vogliamo dare loro un "aiutino" anziché motivati dall'avidità o interesse dovremmo usare il cervello e operare per loro, non per noi.
Dovremmo metabolizzare bene che la loro presenza è anche la nostra gioia e dunque nostro dovere  e interesse non è clonarli solo per bucarli, ferrarli, guadinarli, o catalogarli  discriminandoli, né mercificarli, ma rispettarli sia nel corso della loro esistenza che  nelle tipologie di pesca, rilascio e tutela come, con molti limiti ferrei, anche nel prelievo ragionato.  E penso che il no-kill da solo non possa sopperire alle molte lacune, anzi, a volte….
Per quanto mi riguarda, non avendo più il fiato per risalire il torrente ormai pesco quasi esclusivamente all'estero, molto più semplice, che anche quello è la via dell'orto e, guarda caso, in fiumi non più affascinanti  come un tempo. Anch'io mi sono ridotto a giocare al "Pescatore a Mosca". Pago il permesso per fare un giro sulla giostra e lei è sempre lì, pronta a ricevermi senza tanta burocrazia. Basta sborsare l'obolo e accontentarsi illudendosi.  Non la amo più come prima, non sempre mi convince, anche se è ancora accogliente e disponibile come una puttana;  senza tante storie asseconda il mio "bisogno" di fiume e sempre mi regala un contorno di natura affascinante. E già questo, come la cannabis terapeutica  mi fa stare meglio ed è quello che davvero conta. (sia chiaro, per sentito dire!).
I pesci?...  ormai dei poveracci, anche loro come me. Subiamo la stessa sorte, siamo dei predestinati, solo che loro non parlano, né pensano. Entrambi cerchiamo di interpretare al meglio la pesca a mosca, ma fra noi non saprei dire chi è messo peggio. Nel rilasciarli, cosa che faccio convintamente, non so se faccio del bene, ma vantarsi  nel catturarli,  o come catturarli, a volte può essere patetico come insistere nel no-killarne a iosa.
Tutto ciò mi piace meno: stride con l'idea tersa di  pesca a mosca che perseguivo e cerco di rinverdire.
L'armonia sottile e  vincolante fra chi pesca e il fiume, non posso  più condividerla a pieno  e  molti che ci contestano, non sapendo, non  si rendono conto di  ciò  a cui devono rinunciare.  Pescatori a mosca illusi, se non  traditi?  Hanno ragione anche loro, però sono certo che qualche oasi ancora resista.
Ho sempre pensato a una pesca a mosca per tutti, ma pare che si stia ritrasformando o in una pesca "qualsiasi" o in una pesca di elite, riferita non tanto all'attrezzatura, quanto alla possibilità di pagare un permesso più o meno esoso  o di coprire lunghe distanze, per altri Paesi o addirittura Continenti fino a che ci saranno acque disponibili.  Se poi c'è chi si accontenta di pesci insoliti e fiumi  discutibili è un altro discorso, ma mi sa di ripiego forzato, come "mangiare questa minestra o saltare dalla finestra!"
Riserve che costano 100 € al giorno, a mio avviso sono contestabili, eppure  sono piene di "clienti": è la solita logica fra offerta e domanda, ma  sovente si approfitta,  al limite della decenza, della nostra passione illimitata.
E mi chiedo: per la diffusione della PaM  è lì che dovrei indirizzare un giovane appena uscito da un corso? Vi assicuro che, nonostante la passione sia dura a morire, non è una bella sensazione, anzi, è un cruccio, perché  quando i nuovi ci criticano, hanno ragione anche loro. E se vanno in laghetto o a pescare in acque reflue snaturando di fatto la pesca a mosca è perché non hanno altra scelta.
Forse chissà, dovremmo azzerare tutto per una rinascita.
Il fiume nasce libero, come pensiamo di esserlo noi nel frequentarlo, altrimenti potremmo rinchiuderci  in un ipermercato e trovare le trote già sfilettate.  Concetti quali "il res nullius"  o  "le quote"  le misure minime  indegne, "i tratti",   i segna-catture,  la  pesca consentita in tempo di frega,   le  semine di pesci sterili,  i tratti no-kill di poche centinaia di metri sono fuori dal tempo e dalla logica come molte  concessioni, che nate forse con finalità meritorie, sono divenute retaggio da medioevo  o  di avidi  mercanti e di fatto  una sorta  di subappalto di Enti pubblici che non hanno le palle (né forse l'interesse) per gestire la cosa comune  alla quale sono preposti.  Aspettano solo che qualcuno tolga loro le castagne dal fuoco e come ben sappiamo certi appetiti o interessi  sono insaziabili.
Il tratto A, quello B, la zona trofeo, il pezzo no-kill, quello per le esche naturali, là solo mosca,
qui  riservato allo spinning o vietata la tenkara…   Ma si può affettare un fiume come un salame subordinandolo al prezzo? O rimpinzarne un tratto con pescioni abnormi da trofeo  (altro scaffale) per soddisfare che cosa?! La nostra presunta abilità, o la cassa del gestore?
Ma che esempio diamo? Ci siamo fumati  il fiume?
Qua e là, a onor del vero, qualche oasi benemerita: tanto di cappello.
Il rilascio della Licenza di Pesca (anche qui vige il caos totale) dovrebbe essere equiparata alla patente di guida con studio ed esami severi che garantiscano adeguata preparazione e senso di responsabilità di chi la persegue e valida per l'intero territorio nazionale. Ci sono "pescatori" che non distinguono un cavedano da una fario, ma "pescano" per cui il solo versamento di pochi euro tramite un bollettino postale è una presa per il "cul de canard".  E finalmente vedere applicate sanzioni severe per i furbi, bracconieri, avidi, inquinatori o trasgressori che dovrebbero temere una sorveglianza che non esiste.
Di tutto questo ora mi sono davvero scocciato.
Azzerare tutto per ripartire. Ricambio generazionale! Noi anziani, per lo più, con il nostro progresso, il bum economico, il nostro tornaconto, con una modernità sempre più distratta o qualunquista e perché no, con le nostre illusioni, abbiamo fallito? A giudicare da cosa lasciamo, anche se molto e con impegno è stato fatto, direi di si, ma non basta e se i giovani ci criticano hanno ragione.
Allora, priorità assoluta alla quantità e qualità dell'acqua pulita dei nostri fiumi e torrenti.
Lotta agli sprechi e captazioni selvagge. Coinvolgimento personale, senso della collettività, servizio di volontariato (uno, due giorni l'anno obbligatori potrebbero essere una manna per capire molte cose).
Se serve, un fermo della pesca, anche prolungato per far rinascere il fiume con i pesci che si merita, non quelli che piacciono o ci fanno comodo. 
Anziché  disseminare esclusivamente (per ripescarli subito) pesci adulti alloctoni, autoctoni, ibridi, improvvisati, inadatti, sterili, coi punti rossi o senza,  con le pinne rosse o blu, mediterranei  o  americani, tutti predestinati alla mattanza, o piuttosto che disperdersi in diatribe, chiacchiere e distintivi che lasciano il tempo che trovano,  dovremmo proteggere l'acqua dai tanti tentacoli che la strozzano.
Tutti si preoccupano della qualità dell'aria, pochi di quella dell'acqua. E' lei la nostra Regina, l'unica Signora e Padrona.  Penso che prima di tutto dovremmo ripartire dall'acqua, come in una nuova Genesi purificatrice.
Se quella c'è, ed è buona e abbondante, tutelata, amata, rispettata, poi torneranno anche i pesci veri, forse i gamberi, i granchi, gli insetti  e vita vera nel fiume,   ma non più come oggetto di conquista e sfruttamento ottuso di chicchessia, bensì come patrimonio comune da gestire e godere con rispetto e nuove mentalità. Allora forse sarà ancora pesca sportiva e Pesca a Mosca moderna.
Perdonate  l'enfasi, ma sono piuttosto  incazzato perché so che tutto questo non lo potrò vedere.
E se nel caso, mentre mi scuso per le mie inadeguatezze, un sentito grazie a chi si dà da fare fattivamente.


Pesca il pesce che
ti interessa